| CAPI INCAPACI FANNO MALE AL CUORE DEI DIPENDENTI Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute) - Non solo stress da scrivania o sindrome del lunedì mattina. Fare i conti tutto il giorno in ufficiocon un capo ritenuto incapace può insidiare la salute dei sottoposti, aumentando il rischio di problemi al cuore. Lo rivela un team di ricercatori svedesi, che ha scoperto uno stretto legame tra scarsa leadership e pericolo di serie malattie cardiache e infarto, dopo avermonitorato oltre 3 mila impiegati maschi della zona di Stoccolma. Inoltre sembra che questo effetto deleterio per il cuore aumenti in base al tempo trascorso alle dipendenze dell'azienda funestata dal cattivo dirigente. Insomma, lo studio pubblicato su 'Occupational and Environmental Medicine' non farà sorridere chi è afflitto da un boss scarso o incapace. Gli esperti spiegano che il fatto di sentirsi sottovalutati e non sostenuti nel proprio lavoro può causare stress, favorendo cattiveabitudini come il fumo e il ricorso a un eccesso di alcolici per dimenticare le frustrazioni in ufficio, o una dieta squilibrata e pocoesercizio fisico. Risultato? Il cuore degli impiegati fa cilecca. Precedenti studi hanno dimostrato che i capi incapaci fanno salire la pressione dei loro dipendenti, e un'ipertensione persistente può aumentare il rischio d'infarto. Per quest'ultima ricerca gli studiosi del Karolinska Institutet e dell'Università di Stoccolma hanno monitorato la salute cardiovascolare di 3 mila dipendenti tra i 19 e i70 anni, per un periodo di quasi 10 anni. In questo lasso di tempo si sono verificati 74 attacchi cardiaci fatali e non, angina acuta o decessi per malattia ischemica del cuore. Tutti i partecipanti dovevano dare un voto - con regolarità - allo stile di comando dei loro senior manager. Così si è visto che per lo staff che giudicava i capi meno competenti il rischio di gravi problemi cardiacisaliva del 25% rispetto alla media. E per quelli che lavoravano per oltre 4 anni alle dipendenze di boss incapaci il pericolo era addirittura più alto del 64% rispetto ai colleghi più fortunati. Non solo. Il dato si è rivelato costante, indipendentemente da classe sociale, cultura, reddito e stile di vita dei dipendenti monitorati. Dunque anche dal vizio delle 'bionde' o dal fatto di fare esercizio, soffrire di diabete o pressione alta. I ricercatori - che hanno collaborato anche con colleghi dell'University College di Londra (GB) e del Finnish Institute of Occupational Health (Finlandese) - spieganoche, dato il rapporto causa-effetto evidenziato dallo studio, il comportamento dei manager dovrebbe essere 'corretto' in modo da evitare il rischio di serie malattie cardiache tra i sottoposti. Ma come? I 'cervelloni' suggeriscono ai capi di dare agli impiegati chiari obiettivi di lavoro e sufficiente potere in relazionealle loro necessità. Sembra banale, ma evidentemente non lo è. "Questostudio limitato e tutto al maschile - commenta Cathy Ross, infermiera specializzata in cardiovascolare della British Hearth Foundation - suggerisce che una relazione buona e trasparente con il tuo capo può aiutare a difendersi dalle malattie cardiovascolari. Sentirsi sottostimato e non sostenuto può causare stress, e questo spesso portaa cattive abitudini", dal fumo, all'eccesso di alcolici al consumo di cibi spazzatura, fino alla scarsa o inesistente attività fisica. "Cosìil rischio di problemi cardiovascolari si impenna. Essere attivi e attenti al benessere - conclude la Ross - può regalare un doppio beneficio: contrastare lo stress da lavoro e migliorare la salute del cuore". |
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CAPI INCAPACI FANNO MALE AL CUORE DEI DIPENDENTI
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Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute)
- Non solo stress da scrivania o sindrome del lunedì mattina. Fare i
conti tutto il giorno in ufficiocon un capo ritenuto incapace può
insidiare la salute dei sottoposti, aumentando il rischio di problemi
al cuore. Lo rivela un team di ricercatori svedesi, che ha scoperto uno
stretto legame tra scarsa leadership e pericolo di serie malattie
cardiache e infarto, dopo avermonitorato oltre 3 mila impiegati maschi
della zona di Stoccolma. Inoltre sembra che questo effetto deleterio
per il cuore aumenti in base al tempo trascorso alle dipendenze
dell'azienda funestata dal cattivo dirigente. Insomma, lo studio
pubblicato su 'Occupational and Environmental Medicine' non farà
sorridere chi è afflitto da un boss scarso o incapace. Gli esperti
spiegano che il fatto di sentirsi sottovalutati e non sostenuti nel
proprio lavoro può causare stress, favorendo cattiveabitudini come il
fumo e il ricorso a un eccesso di alcolici per dimenticare le
frustrazioni in ufficio, o una dieta squilibrata e pocoesercizio
fisico. Risultato? Il cuore degli impiegati fa cilecca. Precedenti
studi hanno dimostrato che i capi incapaci fanno salire la pressione
dei loro dipendenti, e un'ipertensione persistente può aumentare il
rischio d'infarto. Per quest'ultima ricerca gli studiosi del Karolinska
Institutet e dell'Università di Stoccolma hanno monitorato la salute
cardiovascolare di 3 mila dipendenti tra i 19 e i70 anni, per un
periodo di quasi 10 anni. In questo lasso di tempo si sono verificati
74 attacchi cardiaci fatali e non, angina acuta o decessi per malattia
ischemica del cuore. Tutti i partecipanti dovevano dare un voto - con
regolarità - allo stile di comando dei loro senior manager. Così si è
visto che per lo staff che giudicava i capi meno competenti il rischio
di gravi problemi cardiacisaliva del 25% rispetto alla media. E per
quelli che lavoravano per oltre 4 anni alle dipendenze di boss incapaci
il pericolo era addirittura più alto del 64% rispetto ai colleghi più
fortunati. Non solo. Il dato si è rivelato costante, indipendentemente
da classe sociale, cultura, reddito e stile di vita dei dipendenti
monitorati. Dunque anche dal vizio delle 'bionde' o dal fatto di fare
esercizio, soffrire di diabete o pressione alta. I ricercatori - che
hanno collaborato anche con colleghi dell'University College di Londra
(GB) e del Finnish Institute of Occupational Health (Finlandese) -
spieganoche, dato il rapporto causa-effetto evidenziato dallo studio,
il comportamento dei manager dovrebbe essere 'corretto' in modo da
evitare il rischio di serie malattie cardiache tra i sottoposti. Ma
come? I 'cervelloni' suggeriscono ai capi di dare agli impiegati chiari
obiettivi di lavoro e sufficiente potere in relazionealle loro
necessità. Sembra banale, ma evidentemente non lo è. "Questostudio
limitato e tutto al maschile - commenta Cathy Ross, infermiera
specializzata in cardiovascolare della British Hearth Foundation -
suggerisce che una relazione buona e trasparente con il tuo capo può
aiutare a difendersi dalle malattie cardiovascolari. Sentirsi
sottostimato e non sostenuto può causare stress, e questo spesso portaa
cattive abitudini", dal fumo, all'eccesso di alcolici al consumo di
cibi spazzatura, fino alla scarsa o inesistente attività fisica.
"Cosìil rischio di problemi cardiovascolari si impenna. Essere attivi e
attenti al benessere - conclude la Ross - può regalare un doppio
beneficio: contrastare lo stress da lavoro e migliorare la salute del
cuore". |
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AdnKronos Salute |
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Nuove categorie professionali a rischio-allergia: i dati della SIAIC
È allarme-allergia
per alcune categorie professionali come carrozzieri, verniciatori,
infermieri e operatori sanitari, agricoltori, fornai o tecnici
radiologi. La cosiddetta ‘allergia
occupazionale’, generata da agenti tradizionali o emergenti, colpisce
nuove categorie a rischio, come appare dai dati presentati da Andrea
Siracusa dell’Università di Perugia nel corso dei lavori del
venticinquesimo Congresso della SIAIC - Società di Allergologia e Immunologia Clinica. Dagli
studi più recenti emerge che gli agenti causali sensibilizzanti sono
più di trecento (sintetici e naturali), alcuni sono davvero insoliti ed
altri piuttosto rari come, ad esempio, l’allergia allo scimpanzè di un
impiegato dello zoo. Le allergie
a lattice, a insetti, ad acrilati, ai persolfati e a glutaraldeide sono
particolarmente diffuse e aggressive e colpiscono categorie come medici
chirurghi, vivaisti, parrucchieri, entomologi, mugnai, chi realizza protesi dentarie o ortopediche, fotografi e stampatori professionali. Analisi a parte meritano gli infermieri e gli addetti alle pulizie, categorie che hanno registrato un aumento del 100% dei casi. “Ad
oggi manca nel nostro Paese un programma di sorveglianza sull’asma
professionale che, con la rinite colpisce migliaia di pazienti” ha concluso Siracusa.
MFL
- 20/10/2008 |
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E’ stato approvato dalla Camera dei Deputati il primo
collegato alla manovra finanziaria contenente anche disposizioni in materia di
pubblico impiego, confermando – osserva il Segretario Generale della Cisl
Funzione Pubblica Rino Tarelli - un comportamento
generale che vede la diffusa proliferazione di interventi di modifica del D.L.vo
n° 165/2001, senza alcuna razionale azione di
coordinamento. Di seguito si illustrano sinteticamente le disposizioni in
questione.
L’articolo
40 - Trasparenza sulle retribuzioni e collaborazioni autonome dispone l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di
pubblicare nel proprio sito le retribuzioni annuali, i curricula
vitae, gli indirizzi di posta elettronica ed i numeri telefonici ad uso
professionale dei dirigenti, nonché di rendere pubblici, con lo stesso mezzo, i
tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di
livello dirigenziale.
L’articolo
41 – Spese di funzionamento autorizza
le amministrazioni pubbliche nonché gli enti finanziati direttamente
indirettamente dallo Stato, ad acquistare sul mercato i servizi,originariamente prodotti al proprio interno, a condizioni
di ottenere conseguenti economie di gestione e di adottare le misure necessarie
in materia di personale e di dotazione organica. Relativamente alla spesa per
il personale ed alle dotazioni organiche le amministrazioni interessate ai
predetti processi provvedono al congelamento dei posti ed alla temporanea
riduzione dei fondi della contrattazione ed ai conseguenti processi di
riallocazione e mobilità del personale.
In base all’articolo
43 – Mobilità delle funzioni amministrative ed uso ottimale degli immobili
pubblici, le amministrazioni pubbliche, tenuto conto della missione
principale loro affidata, individuano le funzioni che possono essere esercitate
temporaneamente, in modo più efficace ed economico, da altri soggetti pubblici
e privati. La proposta di trasferimento di funzioni deve contenere la
specificazione degli effetti finanziari e organizzativi, con particolare
riguardo al risparmio di spesa ed alla ricollocazione delle risorse umane e
strumentali, nonché dei conseguenti processi di mobilità.
Infine, secondo l’articolo 44 – Diffusione delle buone prassi e tempi per l’erogazione
dei servizi al pubblico ,
le amministrazioni pubbliche devono provvedere con maggiore tempestività ed
efficacia all’adozione di provvedimenti o all’erogazione dei servizi che
assicurino il contenimento dei costi di erogazione delle prestazioni e che
offrano i servizi di competenza con modalità tali da ridurre significativamente
il contenzioso e che assicurino il più alto grado di soddisfazione degli utenti.L’elaborazione e la diffusione delle buone prassi
sono considerate ai fini della valutazione dei dirigenti e del personale.
Al fine di aumentare la trasparenza dei rapporti con
gli utenti, dal 1 gennaio 2009 ogni amministrazione
determina e pubblica, con cadenza annuale, nel proprio sito internet o con altre
forme idonee : un indicatore dei tempi medi di pagamenti o relativi
all’acquisto di beni e servizi e
forniture, denominato “indicatore di
tempestività dei pagamenti” ; i tempi medi di definizione dei procedimenti e di
erogazione dei servizi con riferimento all’esercizio finanziario precedente.
Prosegue,
nel contempo, l’esame da parte della Camera dei Deputati dell’altro collegato
alla manovra finanziaria (Atto Camera 1441 – quater) contenente anch’esso disposizioni in
materia di lavoro pubblico. Sono stati approvati in sede di Commissione i
seguenti emendamenti: a decorrere dal 1 gennaio 2009
viene introdotto l’obbligo della trasmissione on-line delle certificazioni per
assenze per malattia, sia nel settore pubblico che in quello privato, trasmissione
che sarà effettuata direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche o dai
medici di base direttamente all’ INPS, il quale ne trasmetterà copia all’
amministrazione di appartenenza; i dipendenti in posizione di comando o di
fuori ruolo presso altre amministrazioni dello Stato diversa da quella di
appartenenza sono trasferiti, a domanda da presentarsi entro 30 giorni, nei
ruoli dove prestano servizio alla data del 30 settembre 2008; il termine di
validità delle graduatorie dei concorsi pubblici viene ampliato a 4 anni (dagli
attuali 3), fatti salvi i diversi termini previsti dalle leggi regionali; nelle
graduatorie dei concorsi pubblici viene introdotto il titolo di preferenza, a
parità di punteggio, relativo alla residenza del candidato nella regione per
cui sono stati banditi i posti; nella formazione delle graduatorie nei concorsi
pubblici non si tiene conto del punteggio del titolo di studio conseguito
richiesto dal bando; viene rilasciata delega al Governo per la definizione dei
soggetti addetti ai lavori usuranti, ai fini del loro prepensionamento, con
l’estensione di tale previsione agli appartenenti alle forze dell’ordine;infine,
un’altra delega al Governo riguarda il riordino delle disposizioni in materia
di congedi, aspettative e permessi fruibili dai lavoratori pubblici e privati. |
SACCONI, A BREVE TAVOLO PER RIVEDERE DL USURANTI |
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'Sui
lavori usuranti riapriremo un tavolo, perchè siamo convinti che
l'attuale definizione, in particolare del lavoro notturno, si presta a
comportamenti collusivi tra le parti'. A dirlo è il ministro del Lavoro
Maurizio Sacconi, nel corso di un'audizione alla Camera. |
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10/06/2008 12.19 |
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Infermieri, uno su cinque inidoneo a lavori pesanti Il Messaggero del 04/06/2008
, articolo di
ALESSIA MARANI
ed. Nazionale p. 35
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Al S. Camillo record di assenteismo, 500 esentati su 2.350. Il direttore: un ospedale che va a doppia velocità
su cinque ha chiesto l'esenzione dagli incarichi più pesanti. Un
ospedale a "doppia velocità" secondo il direttore sanitario, Fulvio
Forino, che promette: «Premi annuali solo a chi garantisce il maggior
numero di presenze, meno lavori meno guadagni». E aggiunge: «Esiste uno
zoccolo duro che lavora allo stremo delle forze e che è sempre in prima
linea, mentre c'è chi, evidentemente, trova il modo per lavorare di
meno, nei limiti della legge naturalmente. In reparti ad alta intensità
assistenziale come Ematologia o Cardiochirugia, solo per fare un
esempio - precisa - il tasso di assenteismo è bassissimo e va da zero a
pochi giorni all'anno per ciascun medico o
Il medico è malato e il paziente aspetta. Liste d'attesa record e primato per assenteismo di dottori, infermieri
e impiegati al San Camillo Forlanini, l'azienda ospedaliera di
Monteverde. Secondo una ricerca del Ministero della Funzione Pubblica
l'ospedale capitolino sarebbe in cima alla lista per personale che
resta a casa per ferie, malattia e permessi speciali: ventisei giorni
all'anno rispetto ai tredici, esattamente la metà, della media
nazionale. Arrivando a totalizzare nel 2006 ben 131.450 giorni di
assenza su un organico, all'epoca, di 5085 unità. Dati su cui grava
l'esercito di "inidonei": un infermiereinfermiere.
Il dato del Ministero inquadra una situazione molto complessa. Stiamo
monitorando il fenomeno e posso dire che la situazione dal 2006 è
sicuramente migliorata». A mettere il "freno" al San Camillo ci pensa
anche l'esercito dei 500 infermieri
"inidonei" esentati dalle funzioni e dai turni più pesanti e per la cui
classificazione sono già in corso ulteriori accertamenti sanitari. C'è
chi non può sollevare pesi superiori ai cinque chili, chi è depresso.
«Non bisogna scordare - afferma Forino che con il blocco delle
assunzioni è rimasto al lavoro un personale di elevata anzianità,
quindi, maggiormente usurato. Ma va detto anche che nelle ore di
assenza vengono calcolate pure quelle destinate all'aggiornamento
professionale per cui, negli ultimi due anni c'è stato un grosso input
dalla Regione, con 192 progetti e 40 eventi organizzati». Non solo.
Storicamente sono i turnisti a richiedere maggiori periodi di pausa per
problemi di salute, soprattutto infermieri sottoposti allo stress giornaliero. «Abbiamo 2350 infermieri
e circa mille medici. I primi si assentano molto di più rispetto ai
secondi che, comunque, in ospedale hanno una base d'appoggio, ricevono
i pazienti, concentrano tutta la propria attività», aggiunge Forino.
Per Gianni Ronchi, sindacalista della Fials, è quantomeno riduttivo
fotografare il San Camillo come il regno degli assenteisti: «Qui c'è
gente che lavora da una vita dando l'anima, sacrificando se stesso e la
famiglia - dice - Paradossalmente gli infermieri sono pochi, ne servirebbero di più. Ma questo è un problema generale. Gli infermieri
mancano in genere, sono richiestissimi dal mercato e quando si fa un
concorso c'è il rischio che le graduatorie rimangano incomplete». Una
doppia velocità su cui, al San Camillo, viaggiano anche i servizi
assistenziali di base, soprattutto quelli effettuati a pazienti esterni
del territorio, rispetto a quelli di alta specializzazione (vedi la
Traumatologia, l'Emergenza, i Trapianti) per cui, secondo quanto
stabilito a livello regionale, si concentrano risorse e obbiettivi
aziendali. Ecco così che a Urologia la lista d'attesa per un intervento
supera le 500 persone che aspettano da mesi, chi da più di un anno, di
essere operate. A Chirurgia vascolare, paradossalmente, i medici
chiedono da tempo alla direzione sanitaria di potere operare anche di
sabato per smaltire le attese, ma senza ottenere risposta. Il Tribunale
per i Diritti del Malato Cittadinza Attiva da tempo chiede che il
personale lavori anche il pomeriggio e il sabato per fare fronte
all'enorme richiesta di esami ospedalieri, facendo diventare il ricorso
all'intramoenia una reale scelta del paziente e non l'unico modo per
essere operato o seguito dal medico di fiducia. Richiesta a cui il 20
febbraio scorso il direttore generale Luigi Macchitella rispondeva
affermando che «l'ipotesi di impiego del personale dalla mattina a sera
richiederebbe una pletorica dotazione organica, tenendo conto del fatto
che il contratto di lavoro nazionale prevede 38 ore settimanali, di cui
4 per aggiornamento, per i medici e 36 per gli infermieri.
Eppure - sottolineava Macchitella il San Camillo riesce a fare fronte a
un milione e mezzo di prestazioni ambulatoriali annue nonostante le
carenze organiche». Caso emblematico quello dell'Unità di Diagnostica
per immagini decentrata del padiglione "Busi", dove vengono effettuate
ecografie, Tac e radiologie. Fino a marzo in regime di produttività
aggiuntiva (vale a dire attività al di là del normale orario ma pagata
comunque dal servizio pubblico), la divisione garantiva fino a 37mila
prestazioni all'anno, lavorando di mattina e pomeriggio. Oggi l'esame
pomeridiano se c'è è in intramoenia, vale a dire a prezzo di mercato e
pagato di tasca propria dall'utente. E c'è un ultimo paradosso.
L'azienda ha scoperto che il 92 per cento degli esami doppler richiesti
dall'esterno sono risultati negativi, così come l'82 per cento di
quelli cardiologici di secondo livello. Insomma, secondo il San Camillo
vi sarebbe una certa "leggerezza" dei medici di base a prescrivere
esami finendo per ingolfare l'attività. Tanto che d'ora in poi la
necessità dell'esame dovrà essere certificata anche dall'azienda stessa.
Foto:
L'ingresso dell'ospedale San Camillo, a Monteverde. La struttura vanta
una professionalità molto elevata ma un assenteismo da record. Il
Tribunale per i Diritti del malato da tempo chiede il prolungamento
degli orari di lavoro per fare funzionare camere operatorie e
ambulatori mattina e pomeriggio
Foto: Qui sopra il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo
ASSENZE, MEDIA NAZIONALE 13,1 25,8 È la media di giorni di malattia
richiesti in un anno da un dipendente della Sanità pubblica. Nel Lazio,
insieme alla provincia di Bolzano, il record di assenze ASSENZA S.
CAMILLO Sono i giorni di assenza accumulati in media in un anno dal
dipendente del San Camillo. Nel 2006 su cinquemila unità, erano stati
registrati ben 131.450 giorni di malattia LISTA D'ATTESA A UROLOGIA
PERSONALE INIDONEO 580 La lista d'attesa per Urologia aveva sfiorato
quota 600 a marzo. Oggi le persone in attesa sono circa 500. Nel
reparto mancano i posti letto per garantire l'assistenza 500 È
l'esercito di infermieri
e ausiliari che hanno fatto richiesta per l'esenzione dagli incarichi
pesanti. C'è chi non può sollevare più di cinque chili e chi soffre di
depressione LISTE DI ATTESA NEI REPARTI A Chirurgia vascolare i medici
chiedono da tempo di poter operare anche di sabato GIANNI RONCHI
SINDACALISTA FIALS «Qui c'è gente che lavora da una vita, sacrificando
se stessi e le famiglie» |
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(AGI)
- Roma, 28 mag. - “Faremo la proroga nel prossimo consiglio dei
ministri”. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, annuncia
l’intenzione di prorogare “al 31 dicembre” l’attuazione della delega
per il decreto sui lavori usuranti. La delega deve essere attuata entro
il 31 maggio, sabato prossimo, pena decadenza. Ieri l’ufficio di
presidenza della Commissione lavoro aveva sollecitato il governo a
chiedere la proroga per poter giungere finalmente alla conclusione di
un iter che dura da oltre 10 anni. (AGI) |
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UN INFERMIERE «Ma chi te lo fa fare di stare in corsia la notte per 1.400 euro?» Il Giorno del 11/04/2008
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PER l'Amministrazione ospedaliera lo stipendio base di primo accesso di un infermiere
è pari 1.400 euro, escluse le indennità accessorie, quali ad esempio il
lavoro notturno, festivo, l'assegnazione in settori di terapia. Un infermiere
del Civile, con 12 anni di anzianità di servizio, ci mostra la sua
busta paga di marzo: netto a pagare 1.586,38 euro, indennità comprese.
Stipendio base 1.601,35 euro. «La maggior parte delle indennità hanno
lo stesso valore economico da vent'anni (ccnl del 1987) - afferma -.
Inoltre, chi ha conseguito master specialistici a livello assistenziale
non può, allo stato dell'arte, beneficiare di una progressione di
carriera. È facile dedurre che per quattro miseri penny, un infermiere
è ingolosito dal part-time: significa più tempo in famiglia e minor
lavoro. Lavoro a giornata vuol dire regolarità della vita quotidiana,
sabati, domeniche e feste comandate passate con i propri famigliari e
minor esposizione a tumori. Lavorare di notte causa disturbi del sonno
e dell'umore. Ma soprattutto: chi glielo fa fare a un giovane di
vent'anni di iscriversi tre anni all'università per fare l'infermiere?». |
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Cdm ha dato il suo via libera al decreto che
prevede uno sconto pensionistico per quanti lavorano in settori che
usurano. Ma le forze della casa rossa non hanno assunto una posizione
unica: Ferrero si è astenuto, Bianchi ha votato si. Il Pdci però si
smarca dal suo ministro, criticando insieme a Rifondazione i contenuti
dell'atto di governo. Soddisfatta, pur con qualche dubbio, Sd
Via libera del Consiglio dei Ministri al decreto legislativo che
riguarda i lavoratori usurati, i quali potranno godere di uno "sconto
di età" nel raggiungimento della pensione. Il dlg passerà ora all'esame
delle commissioni parlamentari per incassare il loro parere, che dovrà
arrivare entro 30 giorni. Un atto che costerà 2,5 miliardi da spalmare
in dieci anni e che coinvolgerà circa 5.000 lavoratori, anche se i
numeri sono per il momento provvisori. La
catena di montaggio, le attività particolarmente pesanti previste nel
decreto Salvi (cave e miniere, amianto, palombari), il trasporto
pubblico locale (mezzi di trasporto non inferiori a 9 posti) e il
lavoro notturno sono le categorie di lavoratori a cui è riconosciuto
uno sconto fino a tre anni sull'età di pensionamento. Anche se per
l'ultimo settore è stato definito un meccanismo graduale: chi è
soggetto a turni che lo portano a lavorare tra le 64 e le 71 notti
l'anno potrà andare in pensione 12 mesi prima; chi lavora tra le 72 e
le 77 potrà lasciare due anni prima, mentre chi fa 78 turni di notte e
oltre potrà riscattare tre anni. Soddisfatta la Cgil. "Finalmente
si afferma il principio che i lavori non sono tutti uguali", ha
dichiarato Morena Piccini, ricordando anche come l'atto di oggi
risponda "ad un impegno preso con le parti sociali, con il Protocollo
del 23 luglio", oltre a "completare le norme sul superamento dello
scalone". Certo, il sindacato non nasconde la necessità di rivedere
alcuni aspetti, per esempio "il riconoscimento dei benefici per i
lavoratori notturni" su cui, ha detto la sindacalista, "confidiamo che
in futuro sia possibile apportare i correttivi necessari". Diversa
la reazione della politica. Se il Pd e alcuni esponenti del governo di
area democratica hanno parlato di un successo, più critica la posizione
della Sinistra dell'iride, al suo interno oltretutto divisa in
particolare nel PdCi. Al Cdm infatti era assente Fabio Mussi, ma i
ministri della casa rossa hanno marcato una differenza fra loro: il
responsabile della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero (Prc) si è
astenuto polemicamente, mentre il collega dei Trasporti Alessandro
Bianchi (Pdci) ha votato a favore. Una posizione quest'ultima che non
ha trovato riscontro all'interno del partito di Oliviero Diliberto,
dove la senatrice Manuela Palermi ha parlato, facendo eco a
Rifondazione, di "un risultato assolutamente insoddisfacente". "La
platea troppo ristretta di lavoratori, la parte sul lavoro notturno non
e' sufficiente" ha spiegato la Palermi, evidenziando anche come "quello
approvato oggi dal governo è un provvedimento che conferma il pessimo
accordo del 23 luglio". Diversa la posizione della Sinistra
Democratica rispetto agli altri due partiti della falcemartello, già
divisi in estate proprio sulla valutazione dell'intesa firmata dalle
parti sociali e dall'esecutivo. Titti Di Salvo ha infatti definito
l'approvazione da parte del Cdm "una buona cosa" soprattutto per i
lavoratori "che attendevano da tempo che i contenuti del protocollo sul
welfare su questo punto diventassero realtà". Ci spiega però la Di
Salvo che la sua è una valutazione politica: "non avendo letto il testo
approvato dal Cdm, posso solo commentare positivamente la decisione del
governo di riconoscere finalmente la differenza fra i vari tipi di
occupazione e l'esistenza di categorie più fiaccate dal lavoro rispetto
ad altre". "Del resto il risultato di questa mattina", aggiunge, "non
era affatto scontato soprattutto per l'opposizione della
Confindustria". Comunque secondo l'ex sindacalista oggi Sd, "se il
decreto varato dal Cdm è conseguente al protocollo, allora il mio
giudizio sarà positivo". Per Cesare Salvi grazie alla Sinistra
sono stati approvati in questi giorni due "importanti decreti sul
lavoro" (provvedimenti sugli impieghi usuranti e per la sicurezza,
ndr). Il senatore non nasconde comunque che si poteva fare di più:
"meglio poco che niente, certamente - osserva - l'offensiva dei falchi
confindustriali, ben annidati nel Pd, si vede", ha dichiarato. Maurizio
Zipponi condivide con la collega Di Salvo la valutazione politica
positiva del dlg, cioè il fatto che dopo anni si arrivi a ratificare
che non tutti gli impieghi sono uguali, ma rimane scettico sul merito e
i contenuti dell'atto di governo, perché di base scaturisce da un
protocollo, quello del 23 luglio, che al Prc non è mai piaciuto. "La
platea delle cosiddette attività usuranti riguarda una serie di
lavoratori: quelli stabili dal decreto Salvi, quelli impiegati nella
catena o a vincolo e, infine, quelli notturni. La nostra critica - ci
spiega Zipponi- si concentra proprio su questi ultimi. Si è infatti
scelto di definire lavoratore notturno colui che effettua un numero
molto alto di notti, cosicchè si è ristretta la platea di quanti
possono essere considerati tali e godere di un beneficio
pensionistico". Secondo Zipponi i soggetti che pur lavorando di notte
non possono godere di una pensione anticipata sono molti e molto
ingiustamente discriminati: "gli infermieri, gli impiegati nella
siderurgia, coloro che fanno parte del settore delle pulizie delle
grandi metropolitane per esempio". Cosa intende fare Rifondazione è
chiaro: "Ora il decreto sarà discusso in Commissione -ci dice il
responsabile economia del partito- e cercheremo di modificarlo
abbassando il tetto numerico di notti stabilito per essere definiti
lavoratori notturni". Eppure, ci tiene ad aggiungere, qualche merito
l'atto governativo di oggi lo possiede: "per la prima volta dal 1995 si
rende esigibile un diritto annunciato: accedere prima alla pensione per
il lavoro usurante che si pratica. Un segnale che è stata battuta, per
la seconda volta dopo il decreto sulla sicurezza dei giorni scorsi, la
Confindustria". |
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DL LAVORI USURANTI, DOMANI ESAME IN CDM |
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Palazzo
Chigi ha reso noto l'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri
convocato per domani, mercoledì 19 marzo 2008, alle ore 9. Tra i
provvedimenti in esame, il decreto legislativo sui lavori usuranti, la
cui delega scade a fine marzo. |
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18/03/2008 17.37 | |
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LAVORI USURANTI, CONFINDUSTRIA CRITICA / SOLE 24 ORE |
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Forti
le critiche che arrivano da Confindustria al decreto legislativo sui
lavori usuranti, che il governo sta approntando per esercitare la
delega (scade il 31 marzo). “Dopo tre mesi di silenzio, il ministero
del Lavoro ci ha fatto vedere un testo molto diverso da quello che
avevamo discusso nell’ambito dell’Osservatorio che avrebbe dovuto
varare il provvedimento. Far rientrare nel concetto di lavoro usurante
anche chi fa 64 notti l’anno, non ha alcun riscontro con i parametri
che erano stati previsti dal Protocollo sul welfare del luglio scorso”,
spiega il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei, in un
articolo del Sole 24 Ore. Secondo gli industriali, portare a 64 (dalle
80 già delineate dalla legge sull’orario di lavoro) il numero delle
notti lavorate significa riconoscere a tutti i lavoratori che, a turni,
svolgono lavoro notturno, il beneficio di un anticipo del diritto al
pensionamento. Continua Bombassei: “Aver abbandonato un criterio
rigoroso, come quello delle 80 notti, e aver aperto a criteri che non
hanno riferimenti oggettivi se non la sola volontà di allargare la
platea dei beneficiari, potrà creare nuove situazioni di contenzioso
sindacale in sede aziendale, ed espone i conti pubblici a gravi rischi,
in quanto ogni previsione risulta, a questo punto, scarsamente
attendibile”. Una posizione non condivisa dai sindacati, in particolare
dalla Cgil: “Il decreto va fatto – ha detto la segretaria confederale
Morena Piccinini – inserendo tra gli usuranti i turnisti, come da
nostra espressa richiesta”. |
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Sicurezza e lavori usuranti: due deleghe ferme ai box. Due deleghe su
cui il governo aveva contratto impegni politici precisi e che ancora –
con motivi e tempistiche diversi – non si sbloccano. “La richiesta del
sindacato – dice Paola Agnello Modica, segretaria confederale nazionale
della Cgil – è che il provvedimento delegato sulla sicurezza venga
emanato al più presto. È necessario, infatti, per rendere pienamente
operative le novità introdotte dalla legge 123/07. In particolare, per
tutto ciò che riguarda i rischi connessi alla specificità del sistema
produttivo italiano, caratterizzato da catene di appalti, subappalti,
esternalizzazioni e presenza diffusa di microimprese”.
Solo con il decreto delegato, infatti, sarà concretamente possibile
che in ogni luogo di lavoro tutti i lavoratori abbiano i propri
rappresentanti per la sicurezza se non diretti territoriali. “Nel
frattempo – sottolinea la dirigente della Cgil – l´impegno del
sindacato è quello di esigere con forza quanto già previsto dalla legge
123”.
Non meno importante la vicenda che riguarda la delega per
l´individuazione dei lavori usuranti: “Il tema – spiega Morena
Piccinini, segretaria confederale nazionale della Cgil – è parte
integrante dell´accordo che abbiamo raggiunto sullo scalone. È
imperativo, pertanto, che la delega venga esercitata e per questo
richiamiamo il governo alla sua responsabilità politica”.
Come si ricorderà, l´accordo sulle pensioni era stato raggiunto con
lo scaglionamento dell´aumento dell´età minima per la pensione e
l´esclusione dei lavoratori in mobilità e, appunto, adibiti a
lavorazioni usuranti (legge 247/07). “Tuttavia – conclude la
sindacalista – a oggi il governo non ha assunto alcun impegno esplicito
di realizzare la delega entro questa legislatura e non è disponibile
nessun testo di riferimento. Insomma: ha firmato un accordo ma lascia
passare i giorni senza riempirlo di contenuti”.
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| La Repubblica del 26/01/2008
, articolo di
SILVIA BIGNAMI
ed. Bologna p. 9
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UN INFERMIERE
su tre costretto a fare uso di farmaci antidepressivi per sostenere lo
stress di doppi e tripli turni. Un pronto soccorso in cui si
moltiplicano le emergenze, ma intanto si tagliano spazi e personale. E´
il ritratto dell´ospedale Maggiore secondo il consigliere del Cantiere
Serafino D´Onofrio, che durante il question time lancia un sos
allarmante e chiede al più presto un´udienza conoscitiva col nuovo
direttore dell´Asl Francesco Ripa di Meana. Un ritratto impietoso, sul quale pesa soprattutto il «sovraffaticamento» degli infermieri,
"costretti" secondo il consiglieredel Cantiere, a fare uso di farmaci
antidepressivi per sostenere i turni di lavoro. Una circostanza, però,
seccamente smentita dall´Asl, che parla di «illazioni fantasiose».
«Spesso i dipendenti devono lavorare per 13 ore consecutive» ammettono
gli stessi rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza dell´Azienda. Oppure
sono costretti, per accumulare un giorno di riposo, al cosiddetto
«turno lungo» che comprende quello mattutino, dalle 7 alle 13, e quello
notturno, dalle 20 alle 7 del mattino seguente. Troppo, secondo le
Rsu, che raccontano di «dipendenti che entrano in analisi, che si
tengono su a forza di farmaci e vengono a piangere nelle aule sindacali
perché non ce la fanno più». Mentre il centro per i diritti del malato
parla di «un 30% di dipendenti che fa uso di antidepressivi». Il tutto
in assenza di sostituzioni in caso di malattia o gravidanza. E con la
spada di Damocle della Finanziaria, «che ha stralciato, per i
dipendenti della sanità, l´obbligo di conservare 11 ore di riposo ogni
24» denuncia Roberto Gnudi, Cgil. «E´ una situazione ancora tollerabile
ma molto gravosa» racconta anche Giuseppe Barbieri del reparto Medicina
Preventiva: «molti soffrono per i ritmi di lavoro eccessivi, che
spezzano i ritmi di vita». Questa la situazione nell´annus
horribilis della sanità bolognese, il 2007, punteggiato da alcuni gravi
episodi di malasanità, e dopo che ben tre lavoratori (uno al Maggiore),
sempre secondo D´Onofrio, sono risultati sieropositivi al test
dell´Hiv. Una situazione che potrebbe peggiorare, soprattutto al Pronto
Soccorso di via Nigrisoli, assediato solo poche settimane fa dalla
rivolta dei genitori, da ore in attesa di un pediatra che visitasse i
loro figli in pieno boom influenzale. Secondo D´Onofrio infatti, si
moltiplicano i servizi in un «gigantesco poliambulatorio che segue
troppe attività». Per di più, insiste, «con tempi di attesa di cinque o
sei ore» e dipendenti «totalmente indifesi di fronte all´ira del
pubblico». Cauto l´assessore alla sanità Giuseppe Paruolo, che
difende l´Asl, parlando del 2007 come di «un anno di crescita», ma
assicura «approfondimenti» sulle condizioni dei dipendenti, «purché il
problema venga sollevato nelle sedi opportune». |
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Roma, 25 gen. (Apcom) - Il segretario generale dell'Ugl, Renata
Polverini, teme che il momento di crisi politica che il paese sta
attraversando possa essere pagato da lavoratori e pensionati. Lo
ha sottolineato a margine della presentazione del Rapporto Italia
2008 dell'Eurispes, auspicando che "il capo dello Stato voglia
percorrere la via più veloce per dare al paese la stabilità
politica di cui abbiamo bisogno".
"Non vorrei che come al solito la crisi la pagano i lavoratori e
pensionati perché vengono ulteriormente bloccati i provvedimenti
di cui si ha tanto bisogno", per aumentare il potere d'acquisto
sui salari.
Per questo la segretaria dell'Ugl chiede al capo dello Stato "di
fare in modo che qualunque governo ci sia porti avanti
provvedimenti importanti" come quello sui lavori usuranti e il
testo unico sulla sicurezza.
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Medici e infermieri sul piede di guerra ItaliaOggi del 16/01/2008
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Operatori: da rispettare le ore di riposo
Medici e sanitari compatti contro l'abolizione del diritto alle 11 ore
di riposo consecutive ogni 24 ore, prevista dalla Finanziaria 2008.
Perché violerebbe il diritto dei lavoratori della sanità alla tutela
della propria integrità psico-fisica, con il rischio di incidenti ed
errori da super lavoro. Questa la reazione unanime degli ordini e delle
associazioni di categoria. A cominciare dalla Federazione nazionale dei
medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), che giudica
assolutamente fuori luogo un intervento di questo tipo proprio in
questo periodo in cui si parla tanto di sicurezza sul lavoro. «Da tempo
parliamo del tema sicurezza», ha dichiarato il presidente, Amedeo
Bianco, «e cerchiamo di individuare gli elementi di rischio sul lavoro:
la stanchezza degli operatori di certo ne fa parte. Se c'è bisogno di
personale nelle strutture, va assunto, non è abolendo il riposo, un
principio tra l'altro sancito a livello europeo, che si risolvono i
problemi». Durissimo anche il commento della Federazione nazionale dei
collegi infermieri, che ha inviato ieri una lettera a tutte le
istituzioni nazionali e locali, chiedendo il rapido superamento di «una
norma lesiva della dignità e della salute dei professionisti che
rappresenta». «Evidentemente», ha dichiarato la presidente dei collegi Ipasvi, Annalisa Silvestro,
«i rischi per la salute delle persone sono secondari di fronte
all'imperativo di contenere i bilanci e di continuare a risparmiare sul
personale, soprattutto infermieristico, che massicciamente opera sulle
24 ore con ritmi ed orari di lavoro da più parti definiti massacranti».
Per gli anestesisti rianimatori, infine, con questa norma parte
l'allarme per errori e incidenti da super lavoro. Ed è il presidente
dell'Aaroi (Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani),
Vincenzo Carpino, a lanciarlo. «Questa iniziativa», ha spiegato,
«assunta senza alcun preavviso, arreca un grave pregiudizio alla tutela
dei lavoratori del Servizio sanitario nazionale, trascurando
soprattutto l'obbligo normativo ed etico di garantire agli utenti la
massima efficienza del servizio». |
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Sono in atto numerose strumentalizzazioni da parte dei sindacati autonomi relativamente all’ipotetico mancato impegno del sindacato confederale per raggiungere l’obiettivo del riconoscimento fra i lavori usuranti del lavoro notturno del personale della sanità. A tal proposito la Cisl Funzione Pubblica, per bocca del Segretario Nazionale Daniela Volpato, ritiene opportuno riepilogare tutto il percorso che vede il sindacato confederale quale unico soggetto che ha realizzato alcuni importanti obiettivi. Il protocollo sul welfare siglato il 23 luglio 2007 prevede il riconoscimento dei lavoratori considerati notturni secondo i criteri definiti dal D.Lgs 66 del 2003 sull’orario di lavoro (80 notti l’anno) e comunque rinviava a un’apposita commissione l’individuazione degli specifici criteri; inoltre prevede un apposito finanziamento per i lavori usuranti, obiettivo mai ottenuto in precedenza. Nel frattempo la commissione composta dal Ministero del Lavoro e dai soli sindacati confederali ha già avviato un confronto utile all’individuazione di un criterio che prevede il riferimento ai contratti collettivi nazionali di lavoro e quindi per la sanità alle 50 notti annue, criterio che rientra nei limiti finanziari previsti dal protocollo. Il Consiglio dei Ministri ha successivamente approvato un disegno di legge di recepimento del protocollo peggiorativo, anche sul punto dei lavori usuranti. Il sindacato confederale è intervenuto immediatamente presso il presidente del Consiglio dei Ministri, ottenendo la riapertura del confronto che riporta nel disegno di legge tutti i contenuti del protocollo del 23 luglio, anzi migliora alcuni aspetti. In particolare sulla parte relativa ai lavori usuranti è stata confermata l’eliminazione del tetto numerico dei 5.000 lavoratori e il termine di avvio del 1° gennaio 2008, che era stato modificato con la previsione del governo di una delega a 6 mesi. Il disegno di legge è approdato quindi alla Camera, dove una parte del governo e del sindacato autonomo, malgrado l’importante esito del referendum promosso dal sindacato confederale, ha proseguito nel tentativo di modificare il testo con il rischio di ritardarne l’approvazione. Il testo è stato poi approvato dalla Camera dopo la scelta del Governo di porre la fiducia sul provvedimento, e dovrà iniziare nei prossimi giorni l’iter al Senato, dove il Governo dovrà valutare se porre la fiducia considerato che sono stati presentati oltre 300 emendamenti. All’attualità, esso prevede per i lavori usuranti quanto concordato nel protocollo del 23 luglio e la successiva approvazione di uno o più decreti attuativi da emanare, previo confronto con il sindacato. In sintesi, le novità principali del protocollo sono le seguenti. I lavoratori che abbiano svolto attività particolarmente usuranti, per almeno la metà del periodo di lavoro complessivo (o nel periodo transitorio almeno 7 anni negli ultimi 10 di attività lavorativa), potranno accedere al pensionamento con requisito anagrafico ridotto di 3 anni, rispetto a quello previsto. Le attività che danno luogo ai benefici saranno definite da una speciale Commissione Governo–sindacati, che dovrà tenere conto: dell’elenco dei lavori particolarmente usuranti già individuati dal Decreto del Ministro del Lavoro del 1999 (lavori in galleria, cava o miniera, in cassoni ad aria compressa; lavori svolti dai palombari; lavori ad alte temperature; lavori espletati in spazi ristretti; lavori di asportazione dell’amianto); dei lavori considerati notturni secondo le norme definite dal contratto di lavoro o, in caso di assenza di normativa, sulla base delle modalità stabilite dal D. Lgs 66/2003; dei lavori a linea catena (produzioni di serie nell’industria; lavori a ritmo produttivo vincolato e collegati o misurati da tempi di produzione con mansioni organizzate in sequenza di postazioni; lavori con ripetizione costante del ciclo lavorativo, che si spostano a flusso continuo o a scatti con cadenze brevi), escludendo gli addetti a lavorazioni collaterali a linee di produzione, alla manutenzione, al controllo di qualità o al rifornimento materiali. Il numero annuo degli aventi diritto al beneficio è stimato per un costo complessivo, nel decennio, pari a circa 2,5 miliardi di euro (comprensivo di tutte le categorie di lavoratori pubblici e privati). La Commissione prevista dal protocollo e composta dai rappresentanti delle Confederazioni aveva già iniziato i suoi lavori e aveva già previsto di considerare fra i lavoratori notturni coloro che effettuano, a norma di contratto di lavoro la media delle 50 notti l’anno come nel caso del personale del servizio sanitario nazionale. Tale previsione deve essere oggetto di confronto con il Ministero del Lavoro e dell’Economia e deve essere recepita nei decreti attuativi. La Cisl Funzione Pubblica, insieme alle altre confederazioni, è impegnata per un esito positivo di tale percorso. |
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"Un'impossibilità verosimile è sempre preferibile ad una possibilità che non convince" - Aristotele |
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